Crea sito

cardiostonico.it

Home

Ringraziamenti

Qualche info

Documenti

Contatto

 

Da Repubblica.it :

Senza cuore per 118 giorni
eccezionale trapianto a Miami

E' sopravvissuta grazie a una macchina che le ha pompato sangue nell'organismo. E' la prima volta che questa tecnica viene applicata a una paziente del tutto priva dell'organo cardiaco

ROMA - E' rimasta 118 giorni senza cuore, in attesa del trapianto, sopravvivendo grazie a una macchina cghe le ha pompato sangue nell'organismo. Un intervento "apripista" e "di svolta", quello che consentito il trapianto cardiaco su una ragazza di 14 anni. Un intervento che si traduce in una nuova speranza per migliaia di malati gravi in attesa di un trapianto di cuore. Così il past-president dell'Associazione nazionale dei cardiologi ospedalieri (Anmco), Francesco Chiarella, ha commentato l'operazione eseguita a Miami dall'equipe guidata dall'italiano Marco Ricci.

L'intervento - eseguito lo scorso ottobre ma ne è stata data notizia ieri - è il primo al mondo su una paziente così giovane: si è infatti a conoscenza di un solo caso analogo, avvenuto in Germania, ma riguardante un paziente adulto. La tecnologia rappresentata da "pompe extraxcorporee che danno un supporto al cuore, presente ma non più in grado di pompare sangue - ha spiegato Chiarella - è nota, ed in uso da qualche tempo con ottimi risultati. In questo caso, però, tale tecnologia è stata applicata a una paziente del tutto priva dell'organo cardiaco. Questo, e la giovanissima età della paziente, rappresentano due elementi inediti, che rendono l'intervento di Miami estremamente significativo".

Il fatto di poter mantenere, anche per un lungo periodo, un paziente collegato a pompe esterne in una condizione di assenza di cuore, "significa infatti - ha concluso Chiarella - poter dare speranze concrete di una maggiore possibilità di attesa per un organo confacente ai fini del trapianto anche a pazienti molto gravi".

 

Da Repubblica.it :

CHIRURGIA

Trapianto con staminalil'ultima idea antirigetto

A Barcellona la straordinaria sostituzione di trachea, su una donna di 30 anni. Un italiano guida il team che ha eseguito l'operazione

UNA DONNA spagnola di 30 anni è stata sottoposta a un trapianto di trachea nel quale l'organo, per la prima volta al mondo, è stato innestato con cellule staminali della ricevente, per evitare l'impiego di debilitanti farmaci antirigetto.

L'intervento è stato condotto in giugno da una équipe internazionale alla Clinica ospedaliera di Barcellona. Quattro gruppi di ricercatori, guidati dall'italiano Paolo Macchiarini e provenienti da centri universitari di Italia, Spagna e Gran Bretagna, hanno collaborato al caso, spiegato in un articolo pubblicato da "Clinical transplantation of a tissue-engineered airway" sulla rivista The Lancet. La donna era affetta da tubercolosi, aveva un polmone collassato e non riusciva a respirare da sola.

Il nuovo organo, modificato grazie alla bioingegneria, le permette a quattro mesi dall'intervento di occuparsi dei figli, fare le scale e persino ballare, cose impensabili per lei prima. I medici hanno risolto il problema del rigetto utilizzado la trachea del donatore solo come "supporto meccanico": l'innesto di staminali ne ha fatto un organo nuovo, "costruito" su misura per lei. "Claudia non poteva giocare con i suoi bambini nè lavorare nè condurre una vita normale - ha detto il professor Macchiarini - ora può farlo: è il dono più bello che possiamo dare con il nostro lavoro".

In pratica, per la prima volta, si è assistito alla sostituzione di un tratto delle vie aeree con una trachea da donatore "ricolonizzata" con cellule staminali autologhe, ovvero tratte dal midollo osseo e dall'epitelio respiratorio della stessa paziente (in termini tecnici detto "costrutto ingegnerizzato in vitro"). In precedenza, la paziente aveva rigettato tutti i tentativi di innesto di protesi sintetiche. Da qui la decisione di ricorrere ad un intervento innovativo e reso possibile grazie al lavoro del gruppo di ricerca di Pier Paolo Parnigotto e di Mariateresa Conconi, del Dipartimento di Scienze Farmaceutiche dell'Università di Padova, a cui si devono i preventivi studi sperimentali che hanno permesso di realizzare il "costrutto".