CHIRURGIA
Trapianto con staminalil'ultima idea
antirigetto
A Barcellona la straordinaria sostituzione
di trachea, su una donna di 30 anni. Un
italiano guida il team che ha eseguito
l'operazione
UNA DONNA
spagnola di 30 anni è stata sottoposta a un
trapianto di trachea nel quale l'organo, per
la prima volta al mondo, è stato innestato
con cellule staminali della ricevente, per
evitare l'impiego di debilitanti farmaci
antirigetto.
L'intervento è stato condotto in giugno da
una équipe internazionale alla Clinica
ospedaliera di Barcellona. Quattro gruppi di
ricercatori, guidati dall'italiano Paolo
Macchiarini e provenienti da centri
universitari di Italia, Spagna e Gran
Bretagna, hanno collaborato al caso,
spiegato in un articolo pubblicato da "Clinical
transplantation of a tissue-engineered
airway" sulla rivista The Lancet. La
donna era affetta da tubercolosi, aveva un
polmone collassato e non riusciva a
respirare da sola.
Il nuovo organo, modificato grazie alla
bioingegneria, le permette a quattro mesi
dall'intervento di occuparsi dei figli, fare
le scale e persino ballare, cose impensabili
per lei prima. I medici hanno risolto il
problema del rigetto utilizzado la trachea
del donatore solo come "supporto meccanico":
l'innesto di staminali ne ha fatto un organo
nuovo, "costruito" su misura per lei.
"Claudia non poteva giocare con i suoi
bambini nè lavorare nè condurre una vita
normale - ha detto il professor Macchiarini
- ora può farlo: è il dono più bello che
possiamo dare con il nostro lavoro".
In pratica, per la prima volta, si è
assistito alla sostituzione di un tratto
delle vie aeree con una trachea da donatore
"ricolonizzata" con cellule staminali
autologhe, ovvero tratte dal midollo osseo e
dall'epitelio respiratorio della stessa
paziente (in termini tecnici detto
"costrutto ingegnerizzato in vitro"). In
precedenza, la paziente aveva rigettato
tutti i tentativi di innesto di protesi
sintetiche. Da qui la decisione di ricorrere
ad un intervento innovativo e reso possibile
grazie al lavoro del gruppo di ricerca di
Pier Paolo Parnigotto e di Mariateresa
Conconi, del Dipartimento di Scienze
Farmaceutiche dell'Università di Padova, a
cui si devono i preventivi studi
sperimentali che hanno permesso di
realizzare il "costrutto".